Con l’adozione della Nature Restoration Law (Regolamento UE sul ripristino della natura), l’Unione europea ha compiuto un passo che segna un cambio di paradigma nelle politiche di conservazione. La nuova normativa impone agli Stati membri obiettivi giuridicamente vincolanti di ripristino degli habitat terrestri e marini, con particolare attenzione a quelli più compromessi, quali le zone umide, i corsi d’acqua, gli ambienti costieri, le praterie e le foreste. Entro il 2030, una quota significativa di questi ecosistemi dovrà essere riportata in buono stato ecologico, con un orizzonte che si estende fino al 2050.
Come abbiamo raccontato nell’editoriale del numero 3 della nostra newsletter, in questo contesto, il ripristino delle zone umide assume un rilievo particolare. In poco più di un secolo il nostro Paese ha perso una parte consistente delle aree umide costiere e retrodunali, spesso sacrificate allo sviluppo urbanistico, industriale o infrastrutturale. Questa perdita ha avuto effetti diretti sulla possibilità di sosta, di alimentazione e di svernamento per numerose specie di limicoli, anatidi, ardeidi e altri uccelli acquatici.
Una proposta concreta: una zona umida alla foce del Sangro e del Vomano e all’interno della riserva naturale della Pineta Dannunziana di Pescara
Per questo, come Stazione Ornitologica Abruzzese, abbiamo avanzato la proposta di ripristinare alcune zone umide costiere – recuperando aree golenali, rinaturalizzando gli argini, creando specchi d’acqua salmastri e canneti – finalizzate a fornire punti di sosta per gli uccelli migratori che non ne trovano a sufficienza lungo la rotta adriatica, in particolare nel tratto costiero abruzzese.
Foce del Sangro
Nei pressi della foce del fiume Sangro la realizzazione di una vasca di espansione apporterebbe una serie notevole di benefici, oltre alla creazione di un’area naturale destinata alla sosta e riproduzione degli uccelli acquatici, apporterebbe notevoli altri benefici, quali la regolazione del flusso idraulico straordinario del fiume Sangro nel caso di piene con riduzione dell’impatto dell’acqua nei confronti dei piloni dei ponti a valle, la fruizione turistica dell’area naturale opportunamente allestita per motivi ricreativi, birdwatching e pesca, la riduzione degli inquinanti che raggiungono la foce ed il tratto di mare contiguo come conseguenza della decantazione del materiale in sospensione e della fitodepurazione della vegetazione acquatica ripariale e sommersa che si insedierebbe spontaneamente;

Terreni idonei alla foce del fiume Sangro (accanto all’ area si nota l’impianto di depurazione comunale)
Proposta di realizzazione alla foce del fiume Vomano
Il tratto di costa compreso tra le località Villa Fumosa e Scerne di Pineto, nonostante i ripetuti, e anche recenti, tentativi di urbanizzazione mantiene ancora caratteristiche di naturalità che ne fanno una delle spiagge libere da insediamenti balneari più belle d’Abruzzo con una lunghezza di oltre 1,5 km..
La strada statale adriatica scorre alle spalle, ma a quasi 300 metri dal mare, mentre accanto alla riva si trova una bella pista ciclabile che la percorre senza alterarne le caratteristiche.
Solo i terreni coltivati si avvicinano alla riva, molti campi e alcune zone incolte sono periodicamente allagati grazie alla presenza di una falda freatica affiorante come si nota dalla presenza di Cannucce di palude e Tife.
In questi ambienti si rifugiano comunemente uccelli tipici delle zone umide come la Cannaiola ed il Beccamoschino e nei periodi di passaggio, soprattutto in quello pre-riproduttivo, i piccoli specchi d’acqua ospitano combattenti, piro piro, marzaiole, garzette e tante altre specie di uccelli acquatici.
Non mancano inoltre specie meno comuni come l’occhione, il falco di palude e le albanelle.
I campi coltivati o abbandonati in primavera risuonano del canto forte e continuo della cappellaccia, spesso osservata mentre corre lungo la pista ciclabile e le poche stradine interpoderali. Una specie che sfugge a molti perché confusa con la comune Passera d’ Italia è la Passera sarda tipica delle regioni meridionali e molto localizzata in Abruzzo. Recentemente gli osservatori della Stazione Ornitologica Abruzzese ne hanno localizzato una colonia proprio lungo questo tratto di costa.
La riva è caratterizzata da una spiaggia ciottolosa che degrada subito in acque abbastanza profonde, Un’altra caratteristica di questo tratto di litorale è infatti la totale assenza delle scogliere artificiali che altrove hanno modificato le caratteristiche dell’acqua e della relativa biocenosi.
Anche tra i ciottoli nidifica qualche rara coppia di Fratino, difficilissima da localizzare, perché le uova si confondono perfettamente con i sassi, così come quelle del simile Corriere piccolo.
Mantenendo la spiaggia libera a Scerne di Pineto, ci sarebbero tutte le condizioni per realizzare un esempio di rinaturalizzazione attraverso la realizzazione di piccoli specchi d’acqua – invasi di superficie e di caratteristiche diverse, scavando per raggiungere la falda freatica superficiale – tra la Strada statale e la ciclopedonale. I laghetti attrezzati con idonei capanni per il birdwatching sarebbero un intervento poco costoso e simile a quanto realizzato nella zona della Sentina di San Benedetto del Tronto, il che potrebbe aumentarne l’attrattività sia per gli animali sia per i turisti.

Terreni idonei tra Pineto e la foce del fiume Vomano
Zona umida retrodunale a Pescara Sud, in connessione con la Riserva naturale Pineta Dannunziana
La demolizione del cosiddetto svincolo a trombetta e il conseguente accorpamento dei comparti della Pineta Dannunziana offrono l’occasione rara di trasformare una porzione di città per decenni occupata da cemento, traffico e frammentazione ecologica in un’infrastruttura verde e blu capace di restituire continuità ambientale, servizi ecosistemici e prestigio pubblico alla zona sud di Pescara. L’area di riferimento è quella compresa tra il comparto 4 della Pineta Dannunziana, il corridoio ferroviario e via Nazionale Adriatica Sud. La Riserva naturale Pineta Dannunziana ospita diverse specie di uccelli e conserva specie vegetali tipiche di ambienti umidi come giunco nero, giunco di Tommasini e canna di Ravenna.
La proposta si colloca nell’ambito del Protocollo d’intesa sottoscritto tra l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara e la SOA, che impegna le Parti ad attuare attività di collaborazione, di ricerca, di consulenza scientifica ed eventuale trasferimento tecnologico nell’ambito della tutela e del ripristino della biodiversità.
Essa prevede di realizzare:
- uno o più specchi d’acqua bassi a profondità differenziata, con andamento irregolare e idroperiodo anche stagionale;
- piccoli invasi e depressioni umide alimentati da acque meteoriche, da falda superficiale o da un sistema di regolazione idraulica leggera, da verificare in sede di studio di fattibilità;
- fasce di canneto, tifeto, prati umidi e arbusteti retrodunali con specie autoctone;
- una fascia filtro vegetata per intercettare sedimenti e nutrienti provenienti dal contesto urbano;
- micro-rilievi, radure e margini asciutti per creare diversità ambientale e ridurre la monotonia ecologica;
- una passerella o un breve percorso ciclopedonale naturalistico, un capanno di osservazione e pannelli didattici;
- un programma di monitoraggio scientifico pluriennale su avifauna, vegetazione, acque e funzionalità ecologica.
Un progetto di questo tipo darebbe a Pescara un segno distintivo forte, utile anche per l’educazione ambientale, il turismo naturalistico, la reputazione urbana, l’integrazione dell’offerta turistica cittadina e l’accesso a finanziamenti futuri.Pescara potrebbe diventare la prima realtà urbana abruzzese a promuovere un intervento di questo tipo, direttamente ispirato alla Nature Restoration Law, assumendo un ruolo pionieristico a livello regionale e nazionale.
Una zona umida urbana funziona anche come presidio climatico: trattiene e rallenta parte delle acque meteoriche, mitiga le isole di calore, intercetta sedimenti e migliora la qualità paesaggistica.
Il caso di Londra come best practice
Un riferimento comparato, tra i tanti, particolarmente utile è il London Wetland Centre del WWT (https://www.wwt.org.uk/wetland-centres/london), nel quartiere di Barnes. Si tratta di uno dei più noti esempi europei di zona umida creata all’interno di un contesto metropolitano denso: aperta nel 2000, nata dalla trasformazione dei vecchi Barn Elms Reservoirs, oggi si estende per circa 42 ettari e dimostra come un’area artificiale o degradata possa diventare contemporaneamente habitat per la fauna, luogo di educazione ambientale, attrattore turistico e spazio pubblico di alta qualità.
Il caso londinese non è sovrapponibile a quello di Pescara per scala, ma è istruttivo per il metodo.
L’insegnamento principale è che una zona umida urbana ben progettata non è un vuoto residuo né un semplice giardino, ma una vera infrastruttura ecologica capace di conferire identità al luogo, aumentare la biodiversità e migliorare il rapporto tra città e natura.

L’area di Pescara Sud interessata dalla proposta








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