PRIME NIDIFICAZIONI DELLA GHIANDAIA MARINA IN ABRUZZO ALL’INTERNO DI NIDI ARTIFICIALI

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La Ghiandaia marina Coracias garrulus, nonostante il suo nome comune, non è un corvide (come la quasi omonima e più diffusa Ghiandaia comune) e non è legata neppure alle coste o al mare. Si tratta, invece, di una specie appartenente all’ordine dei Coraciformi, uccelli diffusi soprattutto nelle regioni tropicali di Africa e Asia. I Coraciformes sono un gruppo di uccelli dai colori vivaci, che include il Martin pescatore e il Gruccione, tra quelli presenti alle nostre latitudini. Il nome ‘Coraciforme’ (a forma di corax) ha comunque qualcosa a che fare con i corvidi, poiché in latino ‘corax’ significa proprio corvo e, quindi, ai primi classificatori questi uccelli richiamavano i nostri familiari cornacchie e corvi, alcuni dei quali presentano, tra l’altro, colori sgargianti, come la Gazza e, appunto, la Ghiandaia comune.

Tra i Coraciformes, la Ghiandaia marina è una specie poco comune e poco nota in Abruzzo, anche a causa della sua elusività, che ne impedisce l’osservazione ravvicinata. Tra la fine del XX secolo e i primi anni del nuovo millennio, la specie ha subito un notevole calo, tanto che tra il 2008 e il 2014 è stata inclusa nell’Appendice I della “Convenzione europea sulle specie migratrici”, che ha predisposto un piano di protezione appositamente dedicato. Oggi la popolazione riproduttiva europea è ritenuta ancora in calo, sebbene rallentato: infatti, grazie al progetto “Coracias Italia” (partito nel 2011, al quale la Stazione Ornitologica Abruzzese ha aderito sin dall’inizio), i numerosi rilevatori coinvolti hanno evidenziato un consistente incremento nel territorio italiano.

Ad oggi, i siti abruzzesi di nidificazione della Ghiandaia marina sono stati individuati esclusivamente nel teatino, in territori agricoli poco abitati e con una presenza umana limitata.

Sebbene la dieta della specie sia molto varia (compresi rettili, uccelli, piccoli anfibi e mammiferi), gran parte delle sue prede è costituita da coleotteri, imenotteri e ortotteri, rendendola un formidabile aiuto nella lotta agli insetti nocivi per le colture.  

Le principali minacce alla sopravvivenza della specie sono dovute alla trasformazione degli ambienti di nidificazione e di alimentazione, causate soprattutto dall’aumento dell’agricoltura intensiva e dall’uso di fitofarmaci: il mantenimento delle colture tradizionali e il diffondersi di quelle biologiche favoriscono perciò questo bellissimo uccello.

Le prime coppie arrivano in Abruzzo a maggio e il periodo riproduttivo si protrae sino agli inizi di agosto: la specie nidifica in cavità naturali o artificiali ( alberi secolari e nel teatino soprattutto ruderi e vecchie case abbandonate); questi siti di nidificazione sono però sempre più rari e per questo motivo la SOA, grazie alla disponibilità della società  TUA-Ferrovia Sangritana, e senza alcun contributo di privati o enti pubblici, ha installato dieci  cassette-nido idonee alla specie su alcuni tralicci e fabbricati abbandonati e di difficile localizzazione, scegliendo i territori più adatti e seguendo le esperienze positive maturate in altre regioni italiane e in Europa.

Quest’anno, dopo due anni di attese, finalmente l’esperto della S.O.A., Marco Liberatore, ha verificato l’occupazione di due nidi ben nascosti da parte di altrettante coppie di ghiandaia marina, mentre un altro è stato utilizzato da una coppia di Assiolo, un piccolo rapace notturno, anch’esso migratore e nidificante in Abruzzo.

Questo semplice intervento dimostra che a volte basta poco per contribuire concretamente alla salvaguardia della biodiversità, in questo caso sostenendo una piccola popolazione, in Abruzzo, composta da una cinquantina di individui, di un uccello al tempo stesso iconico e fondamentale per gli equilibri ecologici delle zone agricole .

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